Analisi aggregata · solo percentuali

Relazione sui risultati — Osservatorio 2026

PROCESSI, DIGITALIZZAZIONE E AI NELLE ORGANIZZAZIONI

Interpretazione dei dati del sondaggio anonimo CentroSCS. Tutti i valori sono percentuali sul totale delle risposte: non sono riportate frequenze assolute.

Ultimo aggiornamento dati: 30/06/2026 09:30

Metodo e lettura dei dati

Questa relazione sintetizza le risposte aggregate dell'Osservatorio 2026 CentroSCS su processi, digitalizzazione e intelligenza artificiale nelle organizzazioni. Tutti i valori sono espressi in percentuale sul totale delle risposte raccolte: non vengono riportate frequenze assolute né dati identificativi.

Il campione proviene da un questionario anonimo online. Le percentuali su domande a scelta multipla indicano quante risposte hanno selezionato ciascuna opzione e possono superare il 100% se sommate, perché ogni partecipante può indicare più voci.

Le considerazioni che seguono interpretano i trend emersi fino all'ultimo aggiornamento disponibile e vanno lette come segnali di percezione organizzativa, non come stime statistiche definitive.

Chi ha risposto

Il profilo dominante è quello di manager e responsabili (47,1%), seguito da consulenti (23,5%) e dipendenti (17,6%). Imprenditori e professionisti autonomi compaiono in misura più contenuta (rispettivamente 5,9% e 5,9%).

Per dimensione organizzativa spiccano realtà medio-grandi (29,4% tra 51 e 250 persone) e liberi professionisti (23,5%). Sono presenti anche micro-imprese (17,6%), organizzazioni oltre 250 persone (17,6%) e team di medie dimensioni (11,8%).

Considerazione: le percezioni raccolte riflettono soprattutto chi ha un ruolo di governo o di interfaccia tra strategia e operatività, più che chi vive la trasformazione solo come utente finale di un singolo strumento.

Processi, informazioni e attrito operativo

Sulla maturità organizzativa prevale un giudizio intermedio: 41,2% valuta i processi come adeguati, ma 41,2% li considera bassi o molto bassi. Solo 17,6% li descrive come buoni.

La reperibilità delle informazioni è polarizzata: 47,1% trova difficile reperire ciò che serve per lavorare, mentre 53% lo valuta abbastanza o molto facile. Pochi segnali estremamente positivi.

Le inefficienze più citate sono le informazioni disperse (70,6%), la documentazione non organizzata (47,1%), le attività manuali ripetitive (41,2%) e la mancanza di procedure (41,2%).

Quasi la metà (47,1%) ritiene che processi e organizzazione incidano abbastanza sulle performance rispetto alla tecnologia; 47% li considera molto rilevanti o addirittura determinanti.

Considerazione: il collo di bottiglia percepito non è la mancanza di strumenti, ma la fragilità del tessuto informativo e procedurale che dovrebbe sostenerli.

Strumenti presenti, valore non pienamente estratto

Il livello di digitalizzazione è distribuito su valutazioni medie-basse: 41,2% lo giudica basso o molto basso, 29,4% adeguato, 29,4% buono o molto elevato.

Sull'utilizzo effettivo rispetto al potenziale, 76,5% ritiene che gli strumenti siano usati al di sotto delle potenzialità; solo 23,5% li vede in linea o superiori alle aspettative.

Gli ostacoli principali sono la mancanza di competenze (58,8%), la resistenza al cambiamento (52,9%) e i costi (41,2%). Seguono la mancanza di strategia (29,4%) e processi poco chiari (11,8%).

Le aree che trarrebbero maggior beneficio da una digitalizzazione più efficace sono la gestione di attività e task (58,8%), l'analisi dati (52,9%) e la gestione documentale (47,1%).

Considerazione: digitalizzare non significa aggiungere software; significa rendere utilizzabile ciò che già esiste. Le percentuali suggeriscono un divario sistematico tra disponibilità tecnologica e capacità di adopzione.

Qualità informativa sufficiente, ma fragile

Sulla qualità e organizzazione dei dati, 52,9% indica un livello sufficiente, 29,4% lo valuta scarso o molto scarso, 17,6% buono o ottimo.

Per l'affidabilità delle informazioni usate nelle decisioni operative, 58,8% le considera abbastanza affidabili, 23,5% affidabili o molto affidabili, mentre 17,6% poco o per nulla affidabili.

Considerazione: c'è un margine di miglioramento rilevante prima di delegare scelte critiche ad automazioni o modelli predittivi. La fiducia informativa è mediamente accettabile, non solida.

Interesse alto, adozione ancora emergente

L'intelligenza artificiale è per lo più percepita come strumento di supporto (58,8%) o opportunità strategica (23,5%); 11,8% la vede come trasformazione inevitabile.

Sull'adozione attuale, 52,9% usa l'AI in modo occasionale, 29,4% è in fase di valutazione, 17,6% in modo strutturato.

Gli ambiti di maggior valore atteso sono l'analisi dati (82,4%), l'analisi documentale (64,7%) e l'automazione di attività ripetitive (58,8%).

I rischi più sottovalutati citati sono la qualità dei dati (64,7%), privacy e sicurezza (52,9%) e la mancanza di competenze (41,2%).

Considerazione: l'AI non è percepita come hype vuoto — è vista come leva concreta. Ma la preparazione del terreno (dati, competenze, governance) resta il vero tema, coerentemente con quanto emerso sul digitale.

Tecnologia, persone e adattamento

Nei prossimi cinque anni, 70,6% indica l'AI come ambito di maggior impatto, seguita da automazione workflow (41,2%) e analytics (41,2%).

Per la competitività futura, 47,1% punta sulla capacità di adattamento al cambiamento; qualità dei dati (17,6%), tecnologia (11,8%), processi (11,8%) e competenze (11,8%) restano più distanziati.

L'affermazione condivisa da 70,6% è che chi integrerà persone e tecnologia avrà vantaggio competitivo, più di chi punterà solo sui dati (17,6%) o sui processi (11,8%).

Sull'ottimismo verso le organizzazioni italiane, 52,9% dichiara poco ottimismo, 35,3% moderato ottimismo, 11,8% per nulla ottimista.

Considerazione: c'è consapevolezza del ruolo dell'AI, ma scarso ottimismo sul ritmo di adozione collettiva. La sfida percepita è culturale e organizzativa, non solo tecnologica.

Cosa significa per le organizzazioni

I dati dell'Osservatorio 2026 disegnano un quadro coerente: le organizzazioni non mancano di strumenti, ma faticano a convertirli in risultati. Le percentuali più alte convergono su informazioni disperse, competenze insufficienti, resistenza al cambiamento e utilizzo del digitale al di sotto del potenziale.

L'intelligenza artificiale entra nel perimetro strategico, soprattutto per analisi dati e documenti, ma l'adozione strutturata resta minoritaria. Prima di scalare l'AI, emerge la necessità di ordine su processi, dati e formazione.

Il vantaggio competitivo del futuro prossimo non è attribuito alla sola tecnologia, ma all'integrazione tra persone, processi e strumenti — con forte enfasi sulla capacità di adattamento.

CentroSCS promuove questa ricerca in forma aperta e anonima: ogni nuova partecipazione aggiorna le percentuali e arricchisce la lettura complessiva. Per approfondire metodologia e dati aggiornati consultare l'hub dell'Osservatorio e la documentazione plain text citabile.

Grafici per domanda

Ogni grafico mostra esclusivamente la distribuzione percentuale delle risposte. Nessun conteggio assoluto è visualizzato.

Dati completi in plain text: /osservatorio-2026-risultati.txt