Il problema dell’AI nelle organizzazioni non sembra essere l’AI. Dalle prime risposte dell’Osservatorio 2026 emergono alcune indicazioni interessanti, e forse anche un po’ scomode. L’intelligenza artificiale non viene percepita come un fenomeno marginale: oltre l’80% la considera almeno uno strumento di supporto o una opportunità strategica.
Eppure, nello stesso tempo, emerge una distanza evidente tra potenziale tecnologico e utilizzo reale. Quasi il 70% ritiene che gli strumenti digitali siano utilizzati al di sotto delle loro potenzialità.
Il 75% indica la mancanza di competenze come ostacolo a un utilizzo più efficace degli strumenti digitali. Quasi il 60% segnala la resistenza al cambiamento.
Ma il dato più interessante riguarda le inefficienze operative: 3 rispondenti su 4 indicano le informazioni disperse come uno dei principali problemi.
Seguono attività manuali ripetitive, comunicazioni interne e mancanza di procedure, tutte indicate da circa la metà dei partecipanti.
Questo sposta il tema. Forse la domanda non è più: “Le aziende adotteranno l’AI?” Ma: “Le aziende sono organizzate abbastanza bene da trarne valore?”
Perché se dati, documenti, comunicazioni e responsabilità sono frammentati, l’AI rischia di diventare solo un altro strumento aggiunto a processi già confusi.
Anche sulle aree di maggiore valore dell’AI emerge una direzione chiara: 75% analisi dati circa 2 su 3 analisi documentale
quasi il 60% automazione delle attività ripetitive Quindi non sembra esserci rifiuto della tecnologia. Sembra esserci piuttosto una richiesta implicita di strumenti più concreti, più integrati e più vicini al lavoro quotidiano.
Il punto finale, però, è il più interessante: quando si parla di vantaggio competitivo futuro, nessuno indica semplicemente “chi adotterà più tecnologia”.
La risposta più ricorrente è un’altra: vincerà chi saprà integrare persone e tecnologia. Allo stesso tempo, il livello di fiducia resta basso: circa 2 rispondenti su 3 si dichiarano poco o per nulla ottimisti sulla capacità delle organizzazioni italiane di affrontare le sfide della trasformazione digitale. Questa, secondo me, è la vera frattura: non tra chi usa o non usa l’AI, ma tra chi riuscirà a ripensare processi, dati, competenze e responsabilità, e chi continuerà ad aggiungere strumenti nuovi sopra problemi vecchi.
Vi torna questa lettura? Nelle realtà che conoscete, l’AI sta entrando davvero nei processi oppure resta ancora una sperimentazione laterale, usata da singole persone senza una strategia chiara?
Il sondaggio dell’Osservatorio 2026 resta aperto per raccogliere altri punti di vista da imprenditori, manager, professionisti, consulenti e operatori di settori diversi. Link nei commenti.
Partecipa all’Osservatorio 2026 su https://centroscs.it/pages/osservatorio-2026.php — questionario anonimo, circa 4-6 minuti.